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Il festival
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Dialoghi Eula: edizione 2015

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La politica e l'economia

Negli ultimi anni, a più riprese, il binomio economia e politica è stato portato all’attenzione del dibattito come tema di fondo del nostro tempo. Un rapporto, che, come ci ricordano le recenti vicissitudini dello scenario politico nazionale, dall’esperienza del governo Monti sino all’epoca delle “larghe intese”, la più profonda recessione dal secondo dopoguerra ha contribuito a rendere ancora più controverso e conflittuale, al punto che alcuni commentatori si sono spinti ad affermare un ribaltamento nei reciproci rapporti di forza: dal governo politico dell’economia si è passati a quello economico della politica. Il contesto all’interno del quale politica ed economia si confrontano (o si scontrano?) è caratterizzato da stravolgimenti epocali.

Alcuni dati sono utili per illustrare la portata dei fenomeni in atto: l’aumento della disoccupazione (quella giovanile, secondo gli ultimi rilasci dell’Istituto nazionale di Statistica, ha superato la soglia del 40%), unitamente alla pressione fiscale ai massimi storici ed alla dinamica pressochè nulla delle retribuzioni, sono gli ingredienti che spiegano la più grave caduta dei consumi delle famiglie italiane degli ultimi decenni. Vincoli di bilancio sempre più stringenti hanno prodotto ripercussioni importanti sulle scelte di vita delle persone, cambiando quelli che nell’immaginario collettivo sono i tratti tipici della famiglia italiana. E‘ opinione condivisa che gli stili di vita e le abitudini di consumo non potranno più essere gli stessi. A tavola come nella mobilità, nell’arredamento della casa come nel vestiario, la crisi ha cambiato in maniera permanente i comportamenti di spesa delle famiglie: la rinuncia e l’attenzione agli sprechi, l’uso in luogo del possesso, la minore preferenza per l’acquisto di beni durevoli continueranno a guidare le scelte dei consumatori ancora per molti anni.

D’altro canto, l’eccezionalità della fase in atto è confermata da alcune considerazioni sul terreno politico: negli ultimi ventiquattro mesi abbiamo assistito all’avvicendarsi di quattro differenti Governi (Berlusconi, Monti, Letta-Alfano, Renzi), intervallata lo scorso aprile da un’elezione del Presidente della Repubblica tra le più discusse della storia repubblicana. Nel contempo è andata crescendo nell’elettorato la percezione di un consolidato immobilismo prodotto da rigidi veti incrociati. Del resto, la frammentazione del panorama politico nazionale unita alla mobilitazione dei movimenti dell’anti politica (fenomeno peraltro non solo italiano ma dilagante nei Paesi più colpiti dalla crisi) vanno inserite nel novero dei segnali più significativi circa il diffuso malcontento dei cittadini nei confronti della capacità della classe politica di offrire risposte efficaci alle difficoltà di famiglie ed imprese.

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